Il calendario milanese: quando la merce italiana si muove davvero
L'ingrosso italiano gira su un calendario che quasi nessuno mette per iscritto, e il buyer che non lo conosce passa l'anno ad arrivare nel momento sbagliato.
La parte visibile sono le sfilate. Milano presenta la donna a fine febbraio e di nuovo a settembre, l'uomo a gennaio e a giugno. Per un buyer all'ingrosso non conta la passerella ma gli showroom che aprono intorno, perché è lì che il book della stagione è davvero aperto e le condizioni sono più flessibili.

Le scadenze d'ordine stanno qualche settimana più indietro. La primavera estate si scrive grosso modo da gennaio a marzo, l'autunno inverno da luglio a settembre. Perdere la finestra non vi esclude, ma comprate da ciò che resta invece che da ciò che era stato pianificato, ed è un'altra trattativa.
La consegna arriva molto dopo. La merce ordinata nella finestra invernale in genere entra dalla tarda primavera, il book autunnale dalla fine dell'estate. Lo scarto tra scrivere un ordine e pagarlo è la parte che spiazza i buyer nuovi, ed è per questo che quel calendario è un documento di cassa tanto quanto un documento d'acquisto.

Poi viene la parte interessante per chi non compra il book principale. Lo stock si libera due volte l'anno: nelle settimane dopo i saldi e di nuovo quando una finestra di consegna si chiude e la merce è fisicamente in magazzino invece che in un piano. Allora compaiono le disponibilità, i prezzi a cartone si ammorbidiscono e un buyer più piccolo arriva a marchi che in stagione erano chiusi.
Agosto esiste davvero. Buona parte della produzione italiana e parecchi showroom si fermano due o tre settimane intorno a Ferragosto. Non parte nulla, non si campiona nulla, non risponde nessuno. Mettetelo in conto invece di scoprirlo.
La versione pratica è breve. Chiedete la stagione, non il prezzo. Un venditore che vi dice da quale finestra arriva un capo vi sta dicendo anche come si muoverà il prezzo nelle prossime otto settimane.